Un uomo che vedeva lontano!

 

Prefazione di Mikhail S. Gorbaciov al libro "Il sentiero di Isaia" (1978)


La liberazione dalla minaccia di una guerra nucleare, che come spada di Damocle incombeva su tutti (fino a poco tempo fa sembrava che la guerra fosse inevitabile e talvolta anche imminente) e dal clima pesante dello scontro est-ovest, non solo ha portato al cambiamento del clima politico del mondo, ma ha anche -speriamo- aperto la via verso un nuovo sviluppo etico dell'umanità. 
Nel momento in cui vengono superati i "dogmi" e gli stereotipi degli anni -anzi, dei decenni- passati, dovrebbero emergere nuovi valori ovunque, nuovi livelli di cultura, che il velo delle ideologie e delle "verità" politiche della reciproca incomunicabilità sembrava aver tenuto finora celati. 
Le idee del professor Giorgio La Pira, pensatore profondo, ma anche uomo di azione politica e sociale, ci erano note anche prima. Siamo stati sempre a conoscenza delle sue iniziative come uomo di pace, instancabile avversario della guerra. Lo abbiamo sempre conosciuto come uomo che, molto prima di altri, e di molti altri in occidente, ha promosso -ancora prima dello scontro est-ovest- l'affermarsi di nuovi parametri della condizione umana e il nascere di nuovi modi dello sviluppo della società. E' stato lui a prender coscienza e a render consapevoli gli altri della necessità storica di non considerare l'avversario come un nemico da distruggere, ma di avviare l'umanità verso rapporti a "misura d'uomo", chiamando a percorrere lo stesso cammino i popoli della ex Unione Sovietica, dell'Italia e degli altri Paesi occidentali. 
I suoi viaggi a Mosca, il carteggio con Nikita Krusciov sono una testimonianza che questo uomo non aveva soltanto un ideale, ma una convinzione: guerra e ostilità devono cessare; i popoli devono incontrarsi e mettersi insieme per costruire il nuovo futuro. 
Egli è partito dalla convinzione che -senza dubbio- "la guerra nucleare totale è -pena la distruzione del pianeta- impossibile: la pace (e perciò l'unità) fra i popoli di tutta la terra è, malgrado tutto, inevitabile". Giorgio La Pira è andato anche oltre, arrivando alla conclusione che la speranza è questa: la guerra non si può fare oggettivamente; è questa la stagione della convergenza dei popoli. 
Non posso non essere d'accordo con questi alti criteri con i quali La Pira misurava la politica, evidenziandone anche l'intrinseco legame con la cultura e con l'etica. Il rapporto fra politica, cultura e etica ed i problemi che tale rapporto suscita pongono a ogni uomo politico questioni alla cui complessità non è possibile sfuggire. 
Scegliere di far politica alla luce della cultura e della morale è, di regola, molto difficile; ed è una scelta che non sempre è capita anche da chi ti sta vicino. Ma è una cosa obbligata. Ed è su questo punto che sono pienamente d'accordo con La Pira. 
Dagli scritti di Giorgio La Pira emerge uno dei problemi più importanti del nostro tempo: quale obiettivo dare alla politica internazionale? La risposta che viene dalle pagine lapiriane è, secondo me, la sola risposta vera. Prima di tutto, come scrive La Pira, è necessario non respingere ex abrupto posizioni, punti di vista, culture diverse dalle proprie; è necessario invece -dice La Pira- "integrarsi anzi con le altre culture, riconoscere qualcosa di sè nelle altre culture". Solo tenendo conto degli interessi reciproci e in spirito di tolleranza, la "politica degna di questo nome è quella che tende a cercare nelle altre politiche ciò che può unire, non ciò che può dividere". 
Quali sono gli strumenti di questa politica? La risposta di La Pira è: "la scelta definitiva della pace (e quindi della giustizia e dell'unità) presuppone come unici strumenti adeguati il dialogo, il negoziato, l'accordo" . 
Infine, un altro aspetto di La Pira merita di essere messo in evidenza: Giorgio La Pira è uomo di profonda fede. La sua ultima lettera a papa Paolo VI, così come tutti i suoi scritti e le sue attività, ne sono una conferma che non lascia dubbi. La sua fede e la sua fedeltà al cristianesimo meritano profondo rispetto. 
Tuttavia, La Pira distingueva sempre la politica dalla religione, e in ciascuna sapeva discernere le peculiari caratteristiche e gli obiettivi. E' però molto importante che sia la fede a portare La Pira ad assumere prese di posizione di alta moralità anche nella sfera politica. Non solo lui stesso si atteneva coerentemente a questa concezione della vita, ma, oltre ai cristiani, si rivolgeva anche ai credenti delle altre religioni per ricercare nella loro propria spiritualità valori comuni come quelli della pace, della solidarietà, della fraternità tra gli uomini e tra i popoli. Questo è particolarmente accentuato nei testi dedicati al Mediterraneo e alla ricerca della pace in questa regione del mondo che si caratterizza per l'intrecciarsi della presenza di tre religioni monoteistiche e di diverse manifestazioni politiche. 
Purtroppo, ci sono ancora esempi che vanno nel senso opposto a quanto affermava allora La Pira. Si verificano casi in cui alcuni esponenti religiosi -in contraddizione con i precetti della loro fede- contribuiscono alla disunione anziché all'unione e al riavvicinamento tra gli uomini; si verificano anche casi in cui si abusa della religione per perseguire obiettivi politici che contraddicono gli ideali di fratellanza tra gli uomini e tra i popoli. Vorrei sperare che la testimonianza di La Pira e il messaggio trasmesso ai credenti attraverso le pagine di questo libro si diffonda sempre più e abbia risonanza sempre più vasta. 
Ci sono stati tempi in cui Giorgio La Pira e la sua azione suscitavano le reazioni più diverse: dalla sorpresa ammirata degli uni all'odio degli altri. E' il destino quasi inevitabile degli uomini che vedono più lontano degli altri, che pensano più profondamente degli altri, che agiscono in maniera inusuale, in modo da sorprendere gli interlocutori. E' importante che oggi La Pira abbia molti più amici di quanti ne aveva nella sua vita terrena. E ciò si capisce: è il verdetto della storia che ha confermato la bontà e la giustezza delle sue scelte di fondo. 
La negazione e la distruzione dei valori universali "germogliati nel corso dei millenni... portano inevitabilmente all'ingiustizia, alle persecuzioni, all'oppressione" , così dice La Pira, e non posso non essere d'accordo con lui. E proprio nell' affermazione di questi valori e nella loro organica unione con la politica sta il futuro dell'Umanità. Qui è anche la sostanza della nuova civiltà verso la quale ci ha portato la storia. Qui è anche il fondamento del progresso che ci conduce verso il Terzo Millennio. 

Mikhail Gorbaciov