a Paolo VI - la conclusione del Concilio

Beatissimo Padre,


permettete che vi esponga alcune riflessioni che mi sono venute nel cuore e nella mente, durante le solenni celebrazioni di chiusura del Concilio.


Beatissimo Padre, si può restare senza una commozione profonda, quando si pensa a quello che è avvenuto nel corso di questi pochi anni nella storia della Chiesa e nella storia del mondo? Per l’unità della Chiesa e per la pace del mondo?
Il punto di partenza di queste riflessioni è costituito, per me, dal grande discorso di Pio XII del 19 marzo 1958: il discorso “profetico” della primavera storica: tutti restarono stupiti nel sentire quel discorso: che senso aveva? Ed eccolo quel senso pienamente dispiegato al termine del Concilio: un Concilio che si radica in quell’annunzio di primavera e di speranza e che lo Spirito Santo pose nel cuore di Giovanni XXIII, nella famosa visita a S.Paolo, nel giorno della festività della conversione di S.Paolo, il 25 gennaio 1959.
Unità della Chiesa e pace del mondo: questa è la primavera e l’estate della storia della Chiesa e del mondo: questo è quello che Pio XII (sotto la luce di Fatima) vide e disse: questo è quello che Giovanni XXIII, nel giorno stesso della Sua elezione, vide e disse (da Firenze io Gli mandai, quel giorno, questa lettera): questo è quello che Giovanni XXIII intese fare (instinctu Spiritus Santi) indicendo il Concilio, aprendolo l’11 ottobre 1962 (Maternità di Maria); emanando la Mater et Magistra e la Pacem in Terris; aprendo le porte della Chiesa a tutti i popoli della terra (sino all’ardimento della visita di Agiubei); e morendo in un atto di amore infinito e paterno per tutti gli uomini, senza discriminazione alcuna.
Questo (unità della Chiesa e pace del mondo) è ciò che ha tatto e fa Paolo VI; dalla sua elezione, alla continuazione del Concilio; dalla Enciclica del dialogo (Ecclesiam suam) ai viaggi di Palestina, di Bombay, di New York (ONU) ed alle prospettive dei viaggi prossimi presso i “punti elevati” della speranza religiosa e civile di tutto il mondo: Cestokowa etc.
“unum sint, ut cognoscat mundus”, ecco, Beatissimo Padre, il “piano di Cristo” nella storia presente della Chiesa e del mondo: “unificare” la Chiesa (radicando questa unità in Abramo, ed “investendo”, perciò, Israele: la profezia paolina della “pienezza dei gentili e della pienezza degli ebrei”!) e, perciò, pacificare ed illuminare il mondo (tutti i popoli e tutte le nazioni): “lumen ad illuminationem gentium”.
Questo ha fatto il Concilio: questo ha fatto Giovanni XXIII; questo ha fatto e fa Paolo VI: hanno “messo in movimento” le forze divine della unificazione della Chiesa e della pacificazione del mondo: e queste forze divine – nonostante le resistenze spettacolari del nemico di Dio – avanzano in modo irresistibile; fanno avanzare in modo irresistibile la Chiesa ed i popoli verso questo duplice traguardo della unità e della pace: fanno avanzare in modo irresistibile questa stagione nuova (“di primavera e di estate”: Pio XII) della storia della Chiesa e del mondo. Tutte le tempeste vengono, di volta in volta, fugate: e l’unità e la pace si fanno strada, come soprannaturale ardimento, nella storia della Chiesa e dei popoli. Spes contra spem!
Beatissimo Padre, esageriamo?
No, ed eccone le prove.
Il Vostro viaggio all’ONU e le sue immense ripercussioni nella storia dei popoli: chi lo avrebbe potuto concepire sette anni fa, quando Giovanni XXIII annunziava il Concilio e Pio XII parlava della primavera storica.
E lo stesso dicasi dei viaggi “profetici” di Gerusalemme (2050 anni dopo, Pietro a Gerusalemme) e di Bombay (“le genti ti aspettano”). Segni inequivocabili della stagione nuova del mondo. E i rapporti nuovi “di unità” con la Chiesa ortodossa e con tutte le Chiese separate? I rapporti col Patriarca Athenagora e con il Patriarca Alessio?
L’altro giorno – a S.Pietro, in occasione della Chiusura del Concilio – vidi il Metropolita Niccodemo; quello stesso M.Niccodemo che nel 1959 (Assunzione) avevo visto a Mosca: appena sei anni fa, e sembrano davvero sei secoli! Chi avrebbe pensato, sei anni fa, che il Patriarca di Mosca (attraverso il Suo “segretario di Stato”) sarebbe stato presente alla Chiusura del Concilio Vaticano II?
Beatissimo Padre, quanti ricordi mi suscita nell’anima questa presenza! Il viaggio (che fu tanto criticato!) a Mosca del 1959 fu “stimolato” da questo unico desiderio (quello di Fatima): - l’unità della Chiesa e la pace delle Nazioni!
E così, ricordo pure la visita al Patriarca Athenagora nel gennaio 1960 a Costantinopoli: la visita ai Patriarchi di Oriente (ortodossi, copti etc.) al Cairo ed Alessandria nel gennaio 1960; tutte visite animate da un solo desiderio, da una sola speranza, da una sola tesi: l’unità della Chiesa e la pace delle nazioni (ed anche allora quante critiche e quante incomprensioni).
Quante critiche, quante amarezze! Ed ecco, meno di sei anni dopo, Athenagora a Roma (attraverso il Suo “secondo”) ed i Patriarchi di Oriente (Osservatori etc?) a Roma!
Mi ricordo, quando parlai della unità della Chiesa al Metropolita Nicola (a Mosca), gli spuntarono le lacrime e mi disse: - da essa dipende la pace del mondo!
Beatissimo Padre, quale viaggio fu mai “quel viaggio di Assunzione” fatto per portare a Mosca, a Zagorski, a Kiev, il messaggio di Fatima: un viaggio benedetto (con telegramma) da Giovanni XXIII: un viaggio che allacciò per la prima volta (in certo senso) un rapporto nuovo (dopo tanto odio) di speranza e di attesa fra la Chiesa di Mosca e la Chiesa di Roma: un viaggio di grazia e di unità: un viaggio di pace: un viaggio che è stato con tanto affetto ricordato dal Patriarca Alessio e dal Metropolita Niccodemo in occasione della mia ultima visita (2 novembre scorso) a Zagorski ed al Patriarcato di Mosca: un viaggio che si corona (in certo senso) con la visita davvero così significativa (miracolosa!) del Metropolita Niccodemo al Concilio ed a Paolo VI.
Eppure, quel viaggio causò due giudizi tanto severi e tanto superficiali sulla “Civiltà Cattolica” (allora dominata da P.Messineo): la superficialità di quei giudizi (La Pira passa sempre per il solito imbecille!) appare oggi, alla luce della Chiusura del Concilio, incauta e straordinaria davvero (anche ai gesuiti poteva sfuggire, allora, il “senso della storia”! Era, quello, il tempo della campagna contro Maritain e contro Mons.Montini).
Beatissimo Padre, e cosa dire dei nostri contatti e dei nostri colloqui e dei nostri convegni (sempre nella direzione della “unità dei credenti nel Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe”) con Israele e con l’Islam? La visita alla tomba di Abramo nel Natale 1957 Ad Hebron; la visita in Israele nel febbraio 1958 (a partire dal Monte di Elia, dal Carmelo); la visita a Rabat nel 1957, al Cairo nel ’60 etc. etc.: la direzione sempre la stessa: “convergenza in Abramo della triplice famiglia dei credenti nel Dio unico: ebrei, cristiani, mussulmani”. Il gemellaggio Firenze-Fez fu fatto in quella prospettiva: ma quali incomprensioni e quante pene! Anche il S.Offizio “fu interessato” della cosa: e ci volle il personale intervento di Giovanni XXIII per mettere a tacere le cose! Eppure non si faceva altro che “mettere in movimento” (per la parte a me riservata) la speranza unitiva e pacificatrice della Chiesa e del mondo (come Pio XII aveva detto, come Giovanni XXIII ci aveva chiaramente già indicato).
Oggi, a Concilio chiuso, dopo gli atti di esso, appare chiaro che non eravamo visionari, stupidi, illusi: speravamo nel solco che il Signore e la Sua Chiesa con tanta chiarezza ed insistenza indicavano ai fedeli; a tutti i fedeli: alla gerarchia ed ai laici.
Chiese separate di Oriente (Costantinopoli, Mosca, Alessandria, Gerusalemme etc.) e di Occidente (Londra, Ginevra etc.; Israele, Islam; movimento di “convergenza”; di “unità”: ecco il motivo animatore di tutta l’azione fiorentina nel periodo che va dal 1957 al 1965! Non per nulla sostenemmo sempre che il Concilio Vaticano II era la prosecuzione ideale, teologica, del Concilio di Firenze del 1439! Fra S.Maria Novella, S.Maria del Fiore, Palazzo Vecchio del 1439 e S.Pietro del 1962/1965 c’era (c’è stata davvero) una continuità di disegno!
Beatissimo Padre, oggi, a Concilio chiuso, possiamo o no dare una risposta positiva alla domanda: - la storia della Chiesa (il piano storico di Dio!) si è mossa o no arditamente, irresistibilmente, verso il punto di orientazione di tutta la storia del mondo, cioè l’unità della Chiesa (sino a comprendere in partenza Israele, Ismaele!) e la pace del mondo? Questa irresistibile orientazione e questa irresistibile avanzata, costituisce o no la nota definitoria della nuova epoca storica del mondo (dell’epoca spaziale!)? Ed a Firenze avevamo sbagliato, eravamo stati illusi, irresponsabili, presuntuosi, stupidi etc. etc. quando – seguendo le direttive di Pio XII e di Giovanni XXIII – ci eravamo mossi per assecondare quella orientazione e per collaborare (per la parte a noi riservata) a quella avanzata? Ecco, Beatissimo Padre, una domanda che – a Concilio chiuso – chiede davvero una risposta!
Ut unum sint: la preghiera creatrice di Gesù – creatrice della storia della Chiesa e del mondo – è stata vista in opera con tanta chiarezza in questi anni: questo arco di tempo che va dalla festa di S.Giuseppe 1958 (Pio XII) alla elezione di Giovanni XXIII (28 ottobre 1958) all’annunzio del Concilio (20/1/1959), alla apertura del Concilio (11/X/62) alla chiusura del Concilio (8/XI/1965), ha manifestato a tutte le creature pensose, attente, oranti, il piano di Dio nella storia della Chiesa e del mondo: l’unità della Chiesa e la pace (e la illuminazione) dei popoli! Una chiara teologia e teleologia della storia.
Lo so: l’unità della Chiesa è ancora un “fatto di prospettiva”: è vero: ancora restano tanti spazi da superare nel cammino verso di essa: ma il cammino è già iniziato: la convergenza è già in atto: il seme è già posto nel solco già aperto: possiamo, perciò, dire col Signore: levate capita vestra et videte!
E la pace dei popoli? E la emergenza e la unificazione dei popoli? Cosa dire, sette anni dopo il discorso di Pio XII; sette anni dopo l’elezione di Giovanni XXIII e l’annunzio del Concilio? Anzi: 14 anni dopo la “piantagione fiorentina” dei Convegni della pace operata – in certo senso – da Mons.Montini nell’Epifania 1951?
Questo “punto omega”, polarizzatore della storia presente del mondo; che la preghiera di Cristo mostra (in certo senso) come punto finalizzatore della storia del mondo; questo porto di speranza e di gioia dei popoli che la preghiera di Gesù ci indica, ha operato in questi anni? Il Concilio – e Giovanni XXIII e Paolo Vi – ha operato in questa direzione una parte costitutiva e determinante?
Beatissimo Padre, anche qui si tratta di osservare con attenzione, con preghiera, con amore, i fatti essenziali di questi anni! Potrei cominciare dall’ultimo: il viaggio di Paolo VI all’ONU e l’apertura anche politica di immensa speranza operata da questo viaggio nella direzione del punto critico della storia politica odierna: nella direzione di Pechino.
Ma procediamo in ordine.
Beatissimo Padre, che senso hanno il “disgelo” sovietico del ’56-’57-’58 con Krusciov; le elezioni americane del ’59 con l’elezione di Kennedy; la politica italiana (dopo il ’57-’58) con Fanfani; la pacificazione algerina conseguente alla elezione di De Gaulle (dopo il ’58); la emergenza “tumultuosa” sia pure, dei popoli nuovi (dopo Bandung); la soluzione miracolosa della crisi di Cuba; l’introduzione della navigazione spaziale (’61) e così via.
Che senso ha questo spettacolare fermento storico, politico, scientifico, tecnico, sociale, culturale etc. verificatosi nello stesso periodo di tempo nel quale emergeva con tanta forza il moto di convergenza, di unità, della Chiesa? Nello stesso spazio di tempo, nel quale nasceva il discorso di Pio XII, l’elezione di Giovanni XXIII, il Concilio, l’elezione di Paolo VI?
Moto storico irresistibile, inevitabile, verso la pacificazione, la unificazione e la elevazione civile e spirituale del mondo!
Si sa: si tratta di un moto storico non lineare: drammaticamente attraversato da immense forze avverse, di resistenza: dalla morte tragica di Kennedy etc.: dai zig zag di Israele nel deserto! Ma – ed ecco il problema vero – la orientazione di fondo è, o no, la (inevitabile) pace del mondo, la (inevitabile) unificazione del mondo; la (inevitabile) illuminazione e promozione del mondo?
Giovanni XXIII lo disse: il Signore gli aveva ispirato il Concilio per collaborare – “stimolando” l’unità della Chiesa – alla unificazione e pacificazione dei popoli! “Effonderò un fiume di pace”, aveva profeticamente detto in un Suo radiomessaggio Pio XII (citando Isaia).

Beatissimo Padre: quale era allora (’56, ‘57’ ’58, ’59, ’60, ’61, ’62, ’63, ’64) il “punto di crisi” per la pace del mondo? Quale era la Gerico da conquistare? Dove erano, allora, le chiavi della pace? A Mosca.
E la Chiesa – e la storia: cioè il piano di Dio nella vita dei popoli – si orientò verso quel punto di crisi, verso quella Gerico munita di una muraglia severa e chiusa: verso quella Gerico, puntò Pio XII e puntò Giovanni XXIII.
E verso quella Gerico puntò l’orazione dei monasteri di clausura di Italia e del mondo: puntò l’azione di pace di Firenze!
Beatissimo Padre, la pace totale del mondo ha fatto progressi in questo arco di tempo che va dalla prima speranza (di Fatima) di Pio XII all’azione di Giovanni XXIII e del Concilio (sino alla visita di Agiubei!)? Certo e quali e quanti!
Quando penso al viaggio di Mosca del 1959, ai Colloqui del Cremino etc. e penso alla Mosca di oggi (a quella del viaggio nov. 1965) non posso non restare stupito: quali eventi da allora! La Chiesa ha forzato quel cammino; ha forzato quelle mura di Gerico; ha fatto il ponte fra l’Est e l’Ovest; ha fatto fiorire immense speranze di pace (il trattato nucleare di Mosca dell’agosto ’63 è dovuto, indirettamente, a Giovanni XXIII).


Beatissimo Padre, lo so: dopo quei grandi passi nel cammino della pace – durante il tempo di Giovanni XXIII e del Concilio; durante il tempo di Kennedy e di Krusciov – eccoci ora ad una svolta nuova, estremamente pericolosa: Kennedy ucciso; Krusciov dimesso; Jonshon a capo dell’America; Pechino emerge minacciosa; il Vietnam è in fuoco!
La pace si è certamente “fermata”: nuvole paurose vi sono nell’orizzonte dell’Asia, dell’America, del mondo.
Mentre il Concilio si chiude, l’orizzonte storico e politico appare certamente pieno di minaccia e pieno di tempesta!
Andiamo, dunque, verso la catastrofe apocalittica? Verso la fine della terra e del mondo? Dunque la nostra speranza si è estinta?
Ed ecco, a questo punto, rifiorire improvvisamente la speranza che pareva perduta.
Certo, il “punto di crisi” è ormai Pechino; la nuova Gerico severa e munita è Pechino; la nuova Gerico da attraversare, per andare verso la terra della pace, è Pechino!
Nel momento in cui il Concilio si chiude, mentre il Cielo è così offuscato, mentre non si sa da quale parte andare per riprendere il cammino della pace, ecco un punto nuovo di riferimento per riprendere questo cammino: è Paolo VI all’ONU!
E’ sempre la Chiesa: come già Pio XII e Giovanni XXIII, ecco ora – nel punto di svolta della storia – Paolo VI riaffermare – in certo modo – la speranza della pace e le chiavi della pace.
Paolo VI – la Chiesa cioè – punta imprevedutamente (in certo modo) la sua orazione e la sua speranza soprannaturale nella direzione dell’Asia, di Pechino; nella direzione del nuovo punto di crisi della storia e del mondo! Per la “conversione” di Pechino!
Come già per Mosca, ecco ora l’orientazione di grazia e di speranza puntare verso Pechino: “ove il corpo ivi le aquile”. Perché la pace riprenda il suo cammino, bisogna che si verifichi – come già quello di Mosca – il “disgelo” di Pechino.
Ci vuole una “mediazione” per Pechino. Chi la farà?
Può sembrare strano, quasi stravagante, la risposta: eppure “c’è nell’aria” una risposta, curiosa davvero: per questa “mediazione” verso la Cina, sorge nel mondo, la speranza della Chiesa e la speranza di Paolo VI, la speranza dell’ONU.
Il discorso all’ONU; l’offerta pel Vietnam; il discorso ai Vescovi del Vietnam; l’impegno deciso, fermo, audace, per la pace (“o noi distruggiamo la guerra o la guerra distrugge noi”) nel Vietnam (compreso il viaggio di La Pira ad Hanoi) e nel mondo, hanno fatto di Paolo VI, in questo momento di chiusura del Concilio e di aggravamento della situazione del mondo, la speranza nuova del mondo!
Per andare ad Hanoi ed a Pechino, si passa da Roma, da Paolo VI: per attraversare il fiume si passa attraverso un solo ponte: il ponte di Paolo VI.
America e Cina – le due sponde tanto lontane del fiume tempestoso del mondo – hanno un ponte solo che le può unire: la Chiesa, Paolo VI.
Sembra strano, stravagante, dire questo: eppure i popoli (in certo senso) pensano così!
Beatissimo Padre, è “la teologia della storia”: questa misteriosa teologia di salvezza di tutte le nazioni: che si serve di tutto – degli errori stessi e delle stesse colpe degli uomini, dei popoli – per condurre a temine la grande epopea di grazia e di pace (la regalità di Cristo) che il Signore persegue nella storia del mondo!
Se, ieri a Mosca; oggi Pechino; come già “l’altro ieri” (duemila anni or sono) era Roma!
Queste cose, Beatissimo Padre, pensavo il giorno dell’Immacolata, assistendo alle straordinarie cerimonie di chiusura del Concilio: pensavo (e pregavo) alla Chiesa dell’Immacolata di Pechino dove un mese prima (il 7 nov.) Primicerio ed io avevamo fatta la S.Comunione. L’Immacolata era sopra l’altare: segno e pegno delle grandi speranze future.
Ora, dicevo a me stesso, eccoci – nel giorno dell’Immacolata – alla chiusura del Concilio: la Cina è assente; è vero, Pechino è assente, è vero: Hanoi è assente, è vero; eppure eccoci noi, con questo ricordo di amore e di grazia che ci pone nel cuore proprio “la Immacolata di Pechino”!
Chissà per quali vie la Provvidenza sta conducendo – nel post Concilio – la Chiesa e Paolo VI e le nazioni: certo è questo: un segno di speranza è sorto nel Cielo della Cina: qualcosa è in movimento: Paolo VI ha “guadagnato” qualcosa di essenziale, rispetto alla Cina, - col discorso all’ONU e con l’amore pel Vietnam – per la pace e la speranza dei popoli!
Beatissimo Padre, questo ci sembra il compito più urgente per il tempo post conciliare: questo compito attrattivo, di grazia, di speranza, di amicizia, verso il più potente (in certo senso) e pericoloso protagonista della storia prossima del mondo: verso la Cina!
Unità della Chiesa e pace del mondo: ecco i due traguardi verso i quali inevitabilmente ed irresistibilmente avanza, in questa epoca eccezionale, la storia della Chiesa e la storia dei popoli!
Ed a questo punto risorge una domanda, una inevitabile domanda: - perché Firenze non potrebbe rifare per Pechino quello che ha già fatto per Mosca? Non è essa pure – per il destino che il Signore Le assegna – una città verso cui converge (come verso Gerusalemme) la speranza e la pace delle nazioni? Le cose sperimentate ieri non possono essere lezione feconda per le cose da sperimentare domani? Se il Signore vorrà!
Ma qui mettiamo fine a questa lettera tanto lunga: grazie di tutto, Beatissimo padre: la madonnina vi ponga nel cuore una infinita gioia!


Filialmente in X/to:



La Pira



10 Dicembre 1969 (S.Melchiade)



Il popolo del Vietnam (Nord e Sud) spera soltanto in Voi: è un popolo letteralmente martoriato dai bombardamenti e dalla guerra! Vi tende la mano!
E’ un terribile errore, anche politico, distruggerlo!
- Alle funzioni di chiusura del Concilio ho rivisto un Padre Gesuita che fa un immenso bene nel Libano: è melchita: ha davvero la struttura e la vocazione di una “guida spirituale” del popolo libanese: l’ho conosciuto (sin dal 1956) a Beirut (Padre Ignazio Aldo Khalifi s.j.)