a Paolo VI - di ritorno dal Viet Nam


Beatissimo Padre,
per fare la “fotografia” di questo viaggio di Pechino ed Hanoi, dovrei scrivere lungamente: si tratta, infatti, di un viaggio costruito attraverso mille eventi che hanno ciascuno un significato particolare e che sono – nel piano della Provvidenza – altrettante pietre di un unico edificio: penso di scrivere integralmente questa relazione: penso di ricostruire per iscritto il disegno – di preghiera, di meditazione e di azione – che partendo da Firenze (SS.Annunziata) ed attraversando Roma (S.Pietro; Pio XII, Giovanni XXIII; S.Paolo) Varsavia (Cestokowa, Carmelo di Varsavia e Auschwitz) Mosca (S.Luigi dei Francesi, Zagorski) e Pechino (Chiesa dell’Immacolata), si è concluso ad Hanoi (alla cattedrale ed al Palazzo della Presidenza).
Forse, Beatissimo Padre, sarebbe utile che questa relazione io facessi a Voi anche oralmente: potrebbe farla benissimo, al mio posto, anche il Prof. Primicerio (incaricato di meccanica razionale all’Università di Firenze: anni 25: congregato mariano: struttura spirituale apostolica!) che ha con me condiviso preghiere, le speranze, le difficoltà, le gioie ed i frutti di questo viaggio tanto avventuroso, tanto singolare e tanto inatteso!
E vengo subito alle conclusioni, ai “frutti” di questo viaggio: perché queste conclusioni sono – a noi pare – strutturalmente coordinate alla missione mediatrice di pace che il Signore (ci pare e forse non erriamo!) assegna in modo tanto marcato a Pietro in questo momento così determinante della storia del mondo. Non bisogna, infatti, dimenticare che questo viaggio è avvenuto dopo il viaggio ed il discorso di Paolo VI all’ONU (un viaggio ed un discorso che hanno davvero profondamente ed irreversibilmente operato – orientandolo con estrema chiarezza e grande forza – sul corso della storia presente del mondo) ed ha ricevuto grande propulsione ed inatteso sigillo (in certo senso, obiettivamente) dal dono estremamente significativo di Paolo VI al popolo (davvero martoriato) del Vietnam: popolo del sud e popolo del nord, senza discriminazione alcuna.
Discorso di Paolo VI all’ONU; dono (tanto significativo: che ha avuto immensa ripercussione) di Paolo VI al Vietnam (in data 24 ottobre, un giorno dopo la partenza di La Pira per Hanoi): viaggio di preghiera e di pace di La Pira per Hanoi: ecco – ha detto la gente; hanno detto in tanti – tre fatti obiettivamente coordinati ed aventi un solo fine: - la pace nel Vietnam; la integrazione dell’ONU; la pace, perciò, e l’unità del mondo!
Paolo VI (dicono tutti: si dice in tutti i paesi che ho attraversato) ha, in certo senso, le chiavi della pace del Vietnam e del mondo: le chiavi di Hanoi; le chiavi di Washington; le chiavi di New York: con queste chiavi si aprono le porte della pace del Vietnam e, perciò, le porte della pace del mondo: il mediatore qualificato di questa pacificazione (ad Hanoi ed a W.) e di questa unificazione (a N.Y.) del mondo è – come tutti pensano – Paolo VI.
Per quanto concerne Hanoi, ecco, Beatissimo Padre, le “condizioni della pace: - a) cessazione del fuoco (per aria, per mare e per terra) su tutto il territorio del Vietnam (Nord e Sud) (vim fieri veto!);
b) applicazione (per la soluzione della drammatica vicenda vietnamita) dell’accordo di Ginevra 1954; accordo specificato nei quattro punti indicati dal governo di Hanoi nello scorso aprile (questi 4 punti sono niente altro che la semplificazione degli accordi ginevrini);
c) perché il negoziato cominci non si richiede preliminarmente (ecco la nuova e significativa novità) l’immediato ritiro delle truppe americane e straniere presenti nel territorio del Vietnam: purché l’impegno di ritirare le truppe (in conformità agli accordi ginevrini) sia assunto, ed il fuoco sia cessato e non vi sia, perciò, espansione di alcun tipo delle operazioni militari (altri sbarchi di truppe etc.); il negoziato può immediatamente cominciare, prima che il ritiro effettivo delle truppe abbia luogo.
Ecco la “novità” emersa in seguito (in certo senso) al nostro viaggio ed ai nostri colloqui: il negoziato può subito cominciare, se gli Stati Uniti accettano la cessazione del fuoco e fanno la dichiarazione (che, del resto, essi hanno già, in qualche modo, fatto) di applicazione degli accordi di Ginevra esplicitati nei 4 punti indicati da Hanoi (Mansfield accettò, al Senato – in qualche modo – in settembre, questi 4 punti).
O Ci Minh ci disse: - sono pronto ad andare dovunque ed a incontrarmi con chicchessia per cominciare questo negoziato!
Per valutare il peso della novità emersa nei nostri colloqui di Hanoi, bisogna pensare che sino alla nostra visita ad Hanoi veniva sempre posta, come condizione per aprire il negoziato, la richiesta della partenza preliminare delle truppe americane e straniere da tutto il territorio del Vietnam (“sino a quando vi sarà un soldato americano non inizieremo alcun negoziato”): l’aver ceduto su questo punto così essenziale e di tanto peso militare e politico, costituisce davvero una prova significativa e grande di buona volontà da parte del Vietnam (e del Vietcong) per la edificazione effettiva della pace!
Beatissimo Padre, gli Stati Uniti conoscono queste nuove condizioni di negoziato di Hanoi: sono stati informati pienamente (ed autorevolmente: a N.Y.) di questo mio viaggio e dei suoi risultati: ora la parola iniziatrice del negoziato spetta ad essi.
Questa parola iniziatrice del negoziato verrà? Certo, la situazione si è tristemente appesantita, su tutti i sensi, in questi ultimi 15 giorni. Le correnti politiche kennediane (Fulbright, Mansfield, B.Kennedy, Morse e tanti altri, e le università e gli studenti di America) si fanno più risolute nel chiedere la cessazione di questa guerra triste, inutile, ed anche stupida! Ma anche “i generali” hanno aumentato ed aumentano la loro pressione di terrore! Povera gente, quella del Vietnam, terribilmente sottoposta (con la scusa fasulla dell’anticomunismo) a bombardamenti crudeli ed a crudeli sofferenze: senza ragione!
Dove si giungerà per questa via? Al bombardamento di Hanoi? Delle dighe? Potrebbe scoppiare il mondo se si toccano queste polveriere della storia presente delle nazioni. Bisogna impedire ad ogni costo questo allargamento della guerra e questa “esplosione della terra”: e questo è possibile: è a portata di mano: basta un po’ di buona volontà da parte americana (dei”generali americani”): basta una decisione umana (e politicamente valida) di Jonhson.
Perché, Beatissimo Padre, un accordo col Vietnam sarebbe anche una grande e felice operazione politica: un atto di equilibrio politico – in Asia e nel mondo – di estrema importanza.
Il Vietnam non vuol essere satellite della Cina: vuole avere una propria posizione politica e storica: la sua propensione intima – politica, storica, culturale – va verso l’URSS e, specialmente, verso “il destino della Francia e dell’Europa”: il Vietnam potrebbe essere come la Polonia dell’Asia o, anche, come la Jugoslavia dell’Asia.
Ed allora? Non è un atto di “vecchiezza storica” e di delittuosità politica e storica (oltre che umana e cristiana) distruggere coi bombardamenti la nazione vietnamita ed impedire la formazione di un equilibrio politico asiatico che avrebbe ripercussioni felici di pace in tutto il mondo?
Ed eccoci allora, Beatissimo Padre, alla Vostra provvidenziale missione mediatrice: il discorso dell’ONU (e quello successivo fatto al Concilio); l’offerta significativa pel Vietnam; il viaggio di La Pira ad Hanoi; tre elementi che hanno fatto sorgere in tutto il mondo la più grande speranza del nostro tempo: - sarà Paolo VI, dicono tutti, a “sbrogliare” questa terribile matassa vietnamita ed a dare la pace al Vietnam ed al mondo: perché la pace del mondo sta, oggi, di residenza ad Hanoi.
Beatissimo Padre, credo di non errare, di non essere illuso, superficiale, nel dire tutto questo: ho parlato, in questi giorni, con tanti ambasciatori (dell’Est, sovrattutto: Russia, Polonia, Bulgaria: anche coi cinesi di Roma): ho raccolto voci da ogni parte: - Paolo VI può fare moltissimo per la pace del Vietnam e del mondo: ecco ciò che tutti dicono.
E penso che questo sia pure il pensiero di fondo e la speranza di fondo di 
O Ci Minh (e di Van Dong, suo primo ministro, presente al colloquio del 12 novembre alla residenza presidenziale di Hanoi): il quale pensa a Fanfani (per un verso) e, soprattutto, a Paolo VI (per l’altro verso): Egli, infatti, ci ha accolti (Primicerio e me) come cattolici (l’ultimo giorno, il 12, il giorno, cioè, del colloquio venne fatta celebrare in cattedrale una solenne messa di Requiem per un sacerdote morto in un bombardamento): ed in noi cattolici ha riposto una grande speranza.
Mi chiese O Ci Minh: - Lei cosa pensa di questo viaggio? – L’Ora zero (la mezzanotte) è passata, io dissi: si va verso le prime ore dell’alba: siamo già quasi alle ore quattro: non tarderà a spuntare l’aurora! E dicendo questo, sigillavo la speranza con la consegna di un dono significativo: una riproduzione fiorentina di una Madonna col Bambino di Giotto. “La Madonna farà fiorire l’ulivo della pace”, avevo detto alcuni minuti prima leggendo il testo di un telegramma!
Beatissimo Padre, metteteci Voi le mani, sino alla conclusione del negoziato, in questa tragica vicenda del Vietnam: forse è l’occasione che la Provvidenza ha preparato perché la luce della Chiesa torni a risplendere con pienezza su tutta l’Asia (Cina compresa): e su tutti i continenti si risveglierà, accresciuta, la speranza della “pacem in terris” piantata da Giovanni XXIII ed innaffiata e realizzata da Paolo VI.
Beatissimo Padre, quel che Giovanni XXIII fece per Cuba Voi lo state facendo pel Vietnam: ripeto, il dono al Vietnam è stato da tutti interpretato come dono mediatore di pace: ora tutti attendono altri atti che conducono questa mediazione sino al termine che tutti aspettano (americani in prima linea!) del negoziato e della pace.
Pensando a Cuba mi viene in mente l’opera tanto efficace svolta dalla Segreteria di Stato: essa (attraverso i Suoi titolari) riuscì ad avere nelle mani le fila essenziali della mediazione e della pace. Perché non potrebbe ripetersi questo “miracoloso mediatore” anche in questa questione così determinante (per la pace del mondo) del Vietnam?
La Chiesa americana (in certi vertici) potrebbe fare tanto!
Beatissimo Padre, chiudo questa lettera ricordando il quadro di orazione in cui il viaggio di Hanoi è stato incorniciato: i conventi di clausura dell’Italia e del mondo: e fra questi conventi una parte essenziale, preminente, ha avuto il Carmelo di Varsavia. Lo visitammo due volte: e quelle monachine cui affidammo questo mandato di orazione ci dissero: - Prof. stia tranquillo: chiederemo al Signore ed alla Madonna questo miracolo: e speriamo tanto di ottenerlo: Lei vada, noi preghiamo!
Ed erano tanto commosse!
Con altra lettera Vi racconterò gli altri particolari religiosi del viaggio (Cina, Russia etc.); per ora chiudo ringraziandovi di nuovo – quasi in rappresentanza del popolo del Vietnam e dei popoli stessi di America e di tutto il pianeta – per quanto avete fatto pel Vietnam e per la pace e la speranza del mondo.
Filialmente in X/to:

La Pira

30/XI/’65 S.Andrea