L'elezione a Sindaco di Firenze



La sinistra dossettiana della DC lascia il governo nel 1949.
Nel 1951 La Pira accetta, a seguito di forti pressioni esercitate anche da autorità religiose, di fare il Capolista per la Democrazia Cristiana nelle elezioni amministrative del 10 e 11 giugno. Decisivo per l’accettazione il  progetto di dare una risposta concreta e globale alle emergenze nuove della politica soprattutto dopo l’esperienza di governo che seguì quella alla Costituente.

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In seguito alla vittoria della coalizione quadripartita (DC, PLI, PRI, PSDI), La Pira, cui erano andate oltre 19000 preferenze, viene eletto per la prima volta Sindaco di Firenze, prendendo il posto di Mario Fabiani, che aveva guidato nei quattro anni precedenti una giunta di sinistra. 
Nel 1952, La Pira dovrà dimettersi da parlamentare: per escludere La Pira dal Parlamento fu approvata una legge ad hoc, che stabilisce l’incompatibilità fra il mandato parlamentare e la funzione di sindaco di una grande città. Il 15 dicembre del 1952, il presidente della Camera Giovanni Gronchi scrive a La Pira per sollecitarlo a scegliere tra le due cariche. La risposta di La Pira è contenuta in un lapidario telegramma : “Davanti alla illegittima alternativa tra Montecitorio e Firenze, alla quale mi ha posto la Camera, scelgo Firenze, perla del mondo”.
Giorgio La Pira siederà ancora alla Camera dal 1958 al 1960; e sarà nuovamente eletto deputato nel 1976, un anno prima di morire. Per il resto, non ricoprirà più nessun incarico politico di livello nazionale. Avrà anzi con i Palazzi romani e con i vertici della DC rapporti piuttosto difficili: celebri in particolare le sue polemiche con don Luigi Sturzo ,“padre spirituale” della Democrazia Cristiana.

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