Le nuove generazioni e la navigazione storica del mondo (2)

 

Per veder la prima parte di questo articolo CLICCA QUI

 

VI.

E torniamo ora, caro Pino -dopo questa introduzione un po’ lunga, in verità (mi pare) necessaria- alla domanda iniziale dalla quale siamo partiti: dove si trova -in quali «punto» dell'oceano storico si trova- la barca anche fisica del mondo (il pianeta, cioè, in cui è imbarcato, con la sua intiera storia, il genere umano)? In quale età nuova, epoca nuova, stagione nuova, è effettivamente entrata la storia universale (e, quindi, ciascuna storia particolare) del mondo? In quale punto siamo del cammino millenario che i popoli devono compiere per raggiungere (come Israele dopo l'uscita dalla schiavitù dell'Egitto) la terra promessa? 
Ed anzitutto: perché tutti parlano (e la cosa è vera) di età nuova, di epoca nuova, di svolta storica nuova, di svolta qualitativa che dà alla storia una novità mai, prima di ora, esistita? Nuova, in che cosa? Quale cosa differenzia in modo tale, la nostra età, la nostra epoca da farla diventare davvero una specie nuova, inconfrontabile, in certo senso, con le epoche anteriori della storia del mondo? Quale -in una parola- è la differenza specifica (per usare un linguaggio scientifico e sistematico) che fa della nostra epoca una epoca radicalmente nuova, unica, della storia del mondo? 
Ed eccoti la risposta: la differenza specifica è questa ed è bifronte: e cioè:
1) a causa del potenziale atomico oggi esistente (pare non meno di 500.000 megatoni) l'intiero genere umano può in qualunque momento essere distrutto, può essere in qualche modo almeno ”intaccato” lo stesso pianeta: può essere “intaccata” in qualche modo (così sembra) la stessa legge di gravitazione e si può così, in qualche modo, “toccare” la struttura stessa del sistema planetario! La barca della terra, ed il genere umano in essa imbarcato, può davvero, in qualunque momento, “affondare” (per così dire) nell'oceano dello spazio! In ogni caso, tutto è pronto (negli arsenali nucleari) per una distruzione “apocalittica” (e l'espressione non è metaforica) della storia e della terra: Gunther Anders ha messo in viva luce (nel suo libro “Essere o non Essere”) questa situazione. 
2) Se i popoli (i responsabili politici di essi) non sceglieranno (con la guerra nucleare) la distruzione della terra, allora ecco l'altro aspetto apocalittico (perché l'Apocalisse è bifronte: essa mostra per un verso l'aspetto distruttivo del mondo e per l'altro verso l'aspetto della fioritura millenaria della civiltà e della storia del mondo, sotto la luce della Grazia e della verità) della nostra epoca: cioè la possibilità a causa proprio dell'indefinito progresso scientifico e tecnico del nostro tempo (a causa del potenziale nucleare trasformato da energia di distruzione apocalittica in energia di edificazione millenaria della civiltà) possa -sotto l'azione motrice ed elevante della grazia- fiorire “per 10.000 anni” (cioè per sempre) la pace, l'unità e la promozione civile e spirituale dei popoli di tutta la terra! 
Ecco ciò che differenzia in modo radicale questa epoca da tutte le altre: ne fa, in certo senso, «l'epoca finale» del mondo: opera davvero il «salto qualitativo» del mondo: perché questa epoca di progresso scientifico e tecnico indefinito può durare millenni -conducendo il genere umano alle più impensabili avventure storiche di proporzioni cosmiche- e può anche finire domani (per così dire) se la follia degli uomini (ed anche il più impreveduto errore od incidente) facesse esplodere il potenziale nucleare già disponibile e provocasse «il rogo» e «l'affondamento» del pianeta. Ecco, caro Pino, «il punto apocalittico» cui trovasi (nell'oceano del tempo) la barca del mondo, la navigazione storica del mondo! E questa «situazione bifronte» della storia odierna, è una «situazione» che i massimi responsabili scientifici, tecnici e politici del mondo conoscono benissimo (i popoli molto meno): ma essi purtroppo non traggono da questa premessa tutte le conseguenze politiche, scientifiche, tecniche, economiche, culturali e spirituali che sono in essa contenute! 
Kennedy (nel celebre discorso all'ONU del 25 settembre 1961, dopo la morte, di Hammarskjold) lo disse: “l'umanità deve porre fine alla guerra o la guerra porrà fine all'umanità”; “gli avvenimenti e le decisioni dei prossimi dieci mesi potranno forse decidere il destino dell'uomo per i prossimi diecimila anni. Non ci sarà modo di sottrarsi a questi avvenimenti. Queste decisioni saranno senza appello. E noi saremo ricordati come la generazione che ha trasformato il pianeta in un rogo fiammeggiante o come la generazione che ha realizzato il suo voto di salvare le generazioni future dalla guerra”; “insieme noi salveremo il nostro pianeta o insieme periremo nelle sue fiamme: possiamo salvarlo, dobbiamo salvarlo: e così ci meriteremo la gratitudine eterna degli uomini e, come artefici della pace, l'eterna benedizione di Dio”. Ed altrove “Ogni uomo, ogni donna, ogni bambino vive sotto la minaccia di una spada di Damocle nucleare, appesa al più sottile dei fili, che ad ogni momento può venire tagliato per caso, per errore, o per follia”. 
Vuoi altre citazioni? Ecco «Se la scelta che ci sta di fronte è, come appare essere, fra la coesistenza e il cosuicidio, fra l'utopia e l'auto annientamento dell'umanità; non è allora più coraggioso, più degno della razza umana -ed anche meno pericoloso- optare per l'utopia e tentare di farla diventare realtà»? Potrei continuare, senza finire! Scienziati, tecnici, politici (Kennedy sovrattutto; ed anche Krusciov) e le più alte guide spirituali del mondo (per tutti Giovanni XXIII) hanno messo in luce, con severo rigore scientifico questa situazione nuova, apocalittica (bifronte, bivalente) della storia odierna nel mondo: il 6 agosto 1945 (con la bomba di Hiroshima) la storia è entrata in una età (in un'epoca, in una stagione) radicalmente nuova: l'età finale della scelta finale: la distruzione per sempre o la pace per sempre. Per la prima volta, in certo senso, i popoli e gli uomini tutti avvertono davvero «che il legame fondamentale che esiste fra di essi -come Kennedy disse- è che essi vivono tutti su questo piccolo pianeta ». 
Caro Pino, devo continuare? Citarti almeno alcuni titoli suggestivi di libri di scienziati americani ed europei su questo tema? Ecco: «la strategia dell'annientamento« di R. Lapp: «il giuoco della guerra» di Horowitz; la follia nucleare» di Parker; «la macchina della strategia universale di Kahn (in «La corsa agli armamenti») e così via (senza citare B. Russel; Jean Rostand; Einstein; Pauling; Oppenheimer; e mille altri). 

 

VII.

Eccoci, dunque, caro Pino, «situati», con esattezza scientifica, nel «punto preciso» della storia presente del mondo: ecco il «punto» ove si trova, nell'oceano storico, la barca del mondo! 
Orbene: se apro l'Apocalisse (specie cap. VII, l sgg.; cap. XX 1 sgg.) se apro Isaia (specie Il,1 sgg.) trovo le chiavi preziose che mi permettono in qualche modo di intravedere il mistero profetico di Dio e di Cristo che sottostà -permettendo di vederla quasi controluce- a questaepoca tanto nuova della storia del mondo? Si tratta, del resto, di una domanda che non sono davvero io a fare per primo: ormai l'espressione «situazione apocalittica» del mondo è divenuta classica nella letteratura nucleare (e non nucleare) presente: il libro di Philbert (Christiliche Prophetie und Nuklearenergie) e quello di Anders e di tanti altri autentici scienziati nucleari usano delle chiavi simboliche dell' Apocalisse per decifrare (in qualche modo) questa situazione nuova, nucleare, del mondo! E l'idea Kennediana della «nuova frontiera» -la frontiera «della pace per sempre»; della «liberazione dell'uomo»; della «unità e promozione civile e spirituale dei popoli di tutta la terra» -non la vedi tralucere nei testi profetici di Isaia (da Kennedy esplicitamente richiamati nel discorso di investitura del 20-1-1961), dell'Evangelo, delle lettere Paoline, e dell' Apocalisse di S. Giovanni? 
Non vedi? La storia ha corso sino ad oggi i suoi millenni proprio per introdurci in questa epoca apocalittica, bifronte della «prima resurrezione» o della distruzione totale; per farci pervenire sino a questo «punto» nel quale l'utopia di Isaia e di S. Giovanni diventa la sola possibile realtà -se gli uomini la sceglieranno!- della storia odierna e futura del mondo? (Kaufmann ha messo in luce questa «attualità storica» di Isaia).
Il piano di Dio (quale la Sacra Scrittura -dal Genesi all' Apocalisse- nelle sue linee essenziali lo rivela) dunque, si svolge irresistibilmente -come un fiume che va irresistibilmente verso la foce- nel mondo: i popoli sono destinati (se non scelgono la morte) ad entrare «nella terra promessa» della pace per sempre o della «fioritura civile e spirituale per sempre» (i «10.000 anni» di Kennedy: che sono in ultima analisi i «l0.000 anni» dell'Apocalisse: quei 10.000 anni che significano il corso intiero dei secoli). 
Questa visione religiosa e civile della storia presente e futura del mondo non è perciò utopistica, fantastica; essa è reale: essa possiede anche oggi autenticazioni estremamente significative (oltre quelle scientifiche): la Pacem in Terris, la Populorum Progressio -per non citare che le due autenticazioni spirituali più significative- hanno apposto (nonostante tutto) un sigillo preciso a queste immense speranze terrestri oltre che celesti, dei popoli: «la storia si arrenderà al disegno di Dio»: questa affermazione categorica di Paolo VI esprime la speranza suprema del mondo! 
E permetti che io finisca citando altri due testi di Kennedy: «... Perché, in ultima analisi, ciò che in sostanza ci unisce è che abitiamo tutti questo piccolo pianeta, respiriamo tutti la stessa aria, e abbiamo tutti caro il futuro dei nostri figli. Siamo tutti mortali». «Noi dobbiamo ricordare che al di là degli abissi e delle barriere che ora dividono il mondo, non vi sono nemici irriducibili. L'ostilità oggi è un fatto reale, ma non è una legge assoluta. La realtà suprema del nostro tempo è che siamo tutti figli di Dio e che su questo pianeta siamo tutti ugualmente vulnerabili ». 

 

VIII.

La definizione scientifica di questa nuova età storica del mondo, non potrebbe, dunque, essere più esatta: la «specificazione» di questa età (per usare una terminologia romanistica!) non potrebbe essere più determinata: e cioè la possibilità che il pianeta sia, in qualunque momento, distrutto o che sia iniziata la costruzione di una civiltà millenaria di promozione e di pace: ecco l'alternativa apocalittica che dà, appunto, definizione e volto all'età nostra! i 
A questa differenza specifica fondamentale se ne devono aggiungere alcune altre che precisano ulteriormente il volto ed il destino della nostra epoca. 
E cioè: a) la crescita demografica (accelerazione geometrica!) che raddoppierà fra 30 anni (nel 2000) la popolazione del mondo (per raggiungere l'attuale volume di 3 miliardi e mezzo c'è voluto l'intiero corso storico dei secoli e dei millenni; per raggiungere un volume doppio bastano ora solo 30 anni!). E fra 50 anni? fra 100 anni? fra 1000 anni? Dove tende questa «avventura planetaria» (e anche cosmica) della popolazione? La «lettura biblica» può darci luce anche su ciò. Quanta «ricchezza di doni intellettuali e volitivi» riservata senza misura -come diluvio di luce e di grazia, anche se mescolata a zizzania!- sul nostro pianeta e, per riflesso, sul cosmo intiero! 
b) la crescente inevitabile esplorazione degli spazi planetari e cosmici. Quali conseguenze scientifiche, tecniche. politiche, culturali, economiche, avrà questa esplorazione nella storia dei popoli? Le frontiere spaziali aperte, ormai. senza limiti alla avventura storica degli uomini. 
c) lo sviluppo tecnologico e la correlativa pianificazione di dimensioni (a tutti i livelli: da quello economico a quello politico, sociale, culturale) planetarie (l'ultimo libro di Galbraith -il nuovo stato industriale- è in proposito molto significativo). 
Fra questi ulteriori elementi specificatori della nostra età -vista in prospettiva- devo pure indicare alcuni «fatti» che vanno inevitabilmente producendosi e sempre più si produrranno nella nostra età (malgrado ogni apparenza contraria e malgrado ogni resistenza): essi discendono (almeno i prime tre), come corollario in certo senso. inevitabile, dal teorema della «situazione nucleare apocalittica» del mondo. 
Si tratta: d) della tendenza sempre più accentuata ed efficace (malgrado tutto) verso l'unità (fortemente differenziata: plurima!) politica, tecnica ed economica del mondo; 
e) della emergenza sempre più marcata ed efficace (malgrado tutto) -sino al livello dell'eguaglianza- dei paesi del terzo mondo (Asia, Africa, America Latina); 
f) della tendenza sempre più accentuata verso quella «unità della famiglia di Abramo» -e di tutta la famiglia dei credenti- che costituisce il porto verso cui tende la storia totale (religiosa e civile) del mondo: quella unità che Gesù sigillò con la Sua ultima preghiera al Padre nella vigilia della sua Passione: « Siano una cosa sola... affinché sia illuminato il mondo».

 

IX.

Caro Pino, ora devo proprio chiudere! Lo so: tutti questi punti sollevano domande e obiezioni a non finire! Fra l'altro potresti dire (e potrebbero dire con te i giovani): ma Professore, non le sembra «idealista», «utopista» questo quadro? Non è esso in contrasto con la severa realtà di questi anni? La guerra nel Vietnam e nel Medio Oriente; la guerra in Africa (Nigeria, Biafra, Sudan etc.); la fame crescente dei paesi poveri (2/3 dell'umanità) e l'arricchimento crescente dei paesi ricchi (Populorum Progressio!); la «collera dei negri»; la «collera dei poveri» in America Latina; la «rivolta dei giovani» (in tutte le Università del mondo); l'enigma della Cina e l'inquietudine profonda dell'Europa; il crescente equilibrio del terrore nucleare! 
Lo so: queste obiezioni sono reali: e tuttavia permetti che io ti dica: e se avvenisse (ed è inevitabile che avvenga, perché la guerra è impossibile, è utopia, e l'equilibrio del terrore è esso, pure, un non senso ed una utopia) il disarmo? Se le spese (inutili) per l'armamento si trasformassero in spese di sviluppo, in piani economici ed industriali e culturali pel terzo mondo (armi in aratri: siamo sempre con Isaia!)? Se avvenisse (ed è inevitabile, se non si vuole la distruzione della terra) il passaggio dalla civiltà della guerra alla «civiltà di pace» (dal «deserto» alla «terra promessa»: (leggere il recente stranissimo e sottilissimo «Rapporto segreto sulla possibilità e desiderabilità della pace»: bisogna leggerlo bene, controluce! Pare che lo abbia scritto Galbraith)? 
Se tutto questo avvenisse (e non può non avvenire! ci vuole preghiera, speranza, pazienza, e azione perseverante e decisa a tutti i livelli: spes contra spem) allora tutte obiezioni svanirebbero! 
Il disarmo, lo sviluppo, la pace: ecco le inevitabili direttrici della storia odierna! 
E, del resto, questo cammino non era stato già iniziato negli anni 61-63? Giovanni XXIII, Kennedy e Krusciov non avevano già iniziato questo cammino verso la «terra promessa» ? 
È vero: poi è venuto il pauroso tentativo di «arretramento»: (come il tentativo degli ebrei da Dio punito: la nostalgia dell’Egitto!) è venuta la guerra del Vietnam con ciò che essa ha prodotto («rivolta» dei negri e protesta dei giovani): ma ora (luglio 1968) non c'è già presso tutti i popoli della terra un nuovo sforzo per riprendere la strada interrotta, il cammino faticoso verso «la terra promessa»? Trattative faticose, ma non interrotte per giungere ad un negoziato nel Medio Oriente: «lievitazione» inevitabile di vera libertà nei paesi socialisti; trattato di non proliferazione; etc. non vedi? 
Tutto è di nuovo in movimento: l'inevitabile cammino della pace (disarmo, sviluppo) viene ripreso: e la «speranza biblica» torna di nuovo -malgrado tutto- a fiorire!

 

X.

Chiudo così, caro Pino: con la speranza che -almeno in prospettiva- torna a fiorire! 
Cosa dobbiamo fare tutti? 
Prendere coscienza di questa situazione storica nuova del mondo (alzate gli occhi e vedete, dice il Signore); pregare molto perché il piano di salvezza religioso e storico del Signore si attui nel mondo (venga il tuo Regno; sia fatta la tua volontà come in Cielo così in terra); ed operare con fermezza ed intelligenza a tutti i livelli (politici, scientifici, tecnici, economici, sociali, culturali e spirituali) perché la barca ove è imbarcato il genere umano non solo non affondi, ma avanzi con accresciuta accelerazione verso il porto della pace, del disarmo, dello sviluppo, della unità e della promozione civile e spirituale dei popoli di tutto il pianeta. 
Prega e fa pregare la Madonna -Regina Mundi et Pacis- per me 

Firenze, 14-17 luglio 1968 
(VI Domenica dopo Pentecoste, Vangelo della moltiplicazione dei pani).