Le nuove generazioni e la navigazione storica del mondo (1)

 


Caro Pino, 


tu mi dici spesso: -cosa devo dire ai giovani della Vela? A quali problemi di fondo -pei quali essi possono avere effettivo interesse. viva attrazione -« agganciarli»? Quali prospettive «rivelatrici» del tempo in cui essi vivono (un tempo pieno di cose davvero straordinarie ed inedite) mostrare ad essi? Ed ecco la mia risposta (una risposta, del resto, della quale abbiamo spesso parlato e della quale ho parlato anche alla Vela): a me pare che il problema che più interessa gli uomini di oggi e specialmente gli « uomini di domani» (quali sono le generazioni nuove) sia quello relativo al «punto» preciso in cui si trova oggi la navigazione storica del mondo! Solo facendo esattamente questo «punto», noi possiamo dire alle generazioni nuove: le messi già biondeggiano, la primavera della storia (malgrado tutto) è iniziata: l'estate storica già si preannuncia (malgrado tutto): ma attenti: è anche possibile -se non sarà fatta da parte del genere umano «la scelta giusta»- il più terribile inverno della storia: forse la distruzione stessa non solo del genere umano, ma anche del pianeta che esso abita. 


 

I.

Come vedi, caro Pino, la situazione è davvero apocalittica (senza esagerazione alcuna): siamo davvero al «punto di crisi» della storia (al «punto» delle decisioni ultime): davanti a noi (davanti alle generazioni nuove) sta davvero la vita o la morte del genere umano: la vita millenaria della storia del mondo (10.000 anni, come disse Kennedy nel celebre discorso dell'ONU il 21-9-1961, dopo la morte di Hammarskjold); una vita storica piena di fioritura scientifica, tecnica, economica, politica, culturale e religiosa dei popoli di tutto il mondo (una specie di «età dell'oro»: età reale, non utopistica) -o la distruzione del genere umano e del pianeta stesso che esso abita (il pianeta diverrà un rogo, come Kennedy ammonì nel medesimo discorso all'ONU). Ma vediamo di precisare anche con dati statistici questa situazione-limite di svolta ultima (per così dire) della storia: vediamo di individuare con esattezza (come fanno i capitani quando si trovano in mezzo all'oceano ed hanno bisogno di orientare la loro navigazione) il « punto» in cui si trova la barca del mondo nell'oceano della storia presente. Dove siamo? Dove andiamo? 



 

II.



Per rispondere a questa domanda -semplice ed essenziale domanda- che ogni giovane non può non porsi (se non è un superficiale ed un distratto: siamo imbarcati tutti sulla stessa barca ed il destino di essa è il destino di tutti: nessuno sfugge a questa inesorabile ed irreversibile navigazione nella quale la barca del mondo è impegnata)- bisogna anzitutto prendere coscienza di questo fatto: che la storia dei popoli (ed anche, in certo senso, la storia stessa del cosmo) è come un unico fiume che viene da una sorgente e va inevitabilmente (attraverso frequenti e spesso dolorose anse) verso una foce! 
Tutti i popoli (la storia di ogni popolo) formano con la loro storia -come tanti affluenti- questo fiume unico: si tratta di tante storie particolari che formano insieme -nel corso dei secoli e dei millenni- la storia unica e totale del mondo. 
Nessun popolo, nessun uomo, sfugge a questo unico cammino verso un unico traguardo: nessun popolo e nessun uomo sfugge a questo unico fiume avviato inevitabilmente verso una unica foce! La essenza stessa (in certo modo) della rivelazione biblica (A. e N. Test.) è tutta qui: aver rivelato che la storia ha una direzione, ha un senso. Nessuno può dire: -la cosa non mi interessa! No; tutti siamo inevitabilmente interessati (tutti imbarcati!) a questa unica navigazione ed a questa unica destinazione della storia del mondo! Lo so: tocco qui il più grande e grave problema degli uomini! Si tratta di un problema che non è estraneo a nessuno. 
Per comprendere bene questa unità del cammino e destino umano, bisogna prendere come modello la storia del popolo più misterioso del mondo: quello di Israele: tutto Israele era impegnato sotto la guida di Mosè -nessuno escluso!- nel grande, spesso pauroso, cammino che spingeva inevitabilmente tutti i figli di Israele a lasciare l'Egitto ad attraversare il Mar Rosso, a peregrinare nel deserto attraversare sotto la guida di Giosuè, (dopo drammatiche soste nel deserto) il Giordano ed a pervenire finalmente nella «terra promessa»! 
Quello che si dice per la storia particolare di Israele -una storia unica, in verità, destinata a fare da modello ed a condizionare in certo modo la storia totale del mondo (pensa «alla forza motrice» dei Profeti e di Cristo)- si ripete, in certo senso per la storia totale del mondo (di tutti i popoli): tutti i popoli e tutti gli uomini sono inevitabilmente avviati, come i figli di Israele, verso una unica destinazione storica: tutti sono imbarcati nella stessa barca, attraversano lo stesso oceano (i secoli ed i millenni) e sono destinati -senza in. taccare, con questo, la loro libertà e responsabilità individuale e collettiva- al medesimo porto. 


Ecco, caro Pino, ciò che bisogna anzitutto fare: prendere coscienza di questa comune destinazione storica di ciascun popolo e di ciascuno di noi: nessun popolo e nessuna persona può dire: non mi riguarda e non mi interessa! Non ti riguarda e non ti interessa? Ma come, si tratta del destino, della tua esistenza, del tuo inevitabile cammino lungo l'intiero corso della tua vita: come fai a dire «non mi interessa»? È questa la cosa fondamentale che deve interessare la tua meditazione, la tua preghiera (se sei credente) e la tua azione! Credente o non credente, giovane o anziano, volente o nolente; il fatto esiste: sei imbarcato e la navigazione alla quale, volente o nolente, tu partecipi, interessa l'intiero corso della tua vita! 
Sei sulla barca, ed un colpo di remo lo dai inevitabilmente, anche tu! Sei sulla barca, e se la barca affonda, affondi anche tu; e se la barca giunge in porto, giungi in porto anche tu! 
Devi dunque esser cosciente di questo imbarco e devi porti- se non sei un superficiale -la grande questione: dove si trova la barca? In che “punto” dell'oceano storico essa oggi si trova?

 



III.



Ma permetti, caro Pino, che su questo fatto della «storia universale» in cui tutti ordinatamente ci troviamo imbarcati -volenti o nolenti; credenti o non credenti; intellettuali o operai; studenti o contadini; giovani o anziani!- io faccia una nuova riflessione. 
La storia universale (cioè quella di tutti i popoli) è, dunque, come un fiume costituito da tanti affluenti (la storia di ciascun popolo). Ebbene, è necessario non solo prendere coscienza di questa storia totale dei popoli. ma altresì di quella particolare del popolo (e della zona geografica) in cui facciamo più da vicino parte! Se tu appartieni alla storia di Firenze, all'Italia, all'Europa, alla zona mediterranea (e così via) tutto questo non è per te e pel popolo cui appartieni una situazione priva di significato: la geografia e la storia si condizionano! Tutto ciò non è, appunto, senza significato: tu non puoi non chiederti: ma cosa è (e come si inserisce nella storia del mondo) questa storia fiorentina? questa storia italiana, francese, etc.; questa storia di Europa (pensa a Roma, Atene, Parigi etc.); questa storia dei popoli mediterranei, prima fra essi questa misteriosa storia di Israele e di Gerusalemme, questa storia dell'Egitto e degli arabi, connesse con la storia della intiera famiglia di Abramo (ebrei, musulmani, cristiani)? 
Che senso ha -pel servizio del mondo, per l'avanzata della storia totale del mondo- tutto questo? 
Rendersi conto della storia particolare del popolo in cui siamo inclusi e vedere questa storia particolare nel concreto di quella universale: sapere da dove veniamo, dove siamo, dove andiamo: ecco la cosa in certo senso più importante della vita di ciascuno e di tutti!

 



IV.



Ma, caro Pino, a questo punto una riflessione ulteriore mi si impone: la logica mi costringe! 
Se tutte le storie particolari dei popoli formano ordinatamente il grande fiume della storia universale, una domanda si impone: come sono fra di loro legate -nel loro fondo, nella loro radice ultima- queste storie particolari che formano insieme la storia universale della intiera famiglia umana? Quale è, fra di esse, quella «centrale» verso la quale, appunto, la storia universale converge e dalla quale essa si diparte? Questi problemi sono, indubbiamente, i problemi più attuali e più urgenti del nostro tempo: in essi, infatti, come tutti sanno, è impegnata, fra l'altro, l'intiera meditazione (ed azione) politica marxista! Il marxismo è, in ultima analisi, un tentativo di interpretazione e di costruzione della storia del mondo! 
Orbene: la risposta che io darò alla domanda sopra posta è insieme fondata sull'osservazione storica (un corso di 5000 anni di storia, la più qualificata!) e sulla rivelazione: ed è questa: in una visione unica, ordinata, ascendente, della storia del mondo (di ieri, di oggi, di domani) non può non essere scorto (se si ha davvero una visione di insieme «ascensiva» della storia) un punto centrale di «convergenza» e unificazione, e di orientamento (di finalizzazione) di tutta la storia del mondo: credenti o non credenti che si sia, non si può non vedere (se non si è offuscati da concezioni storiche precostituite e si è, perciò, storicamente attenti) che il mistero «profetico» del popolo di Israele (del popolo di Israele nel suo insieme, restando a parte -anche se non è privo di un significato profondo- il cruciale problema odierno della storia di Israele) ed il mistero perfezionatore di Cristo Risorto (e della Chiesa che, a partire da Pentecoste, vi si collega), costituiscono questo «punto centrale» che dà unità, orientamento, finalizzazione, alla storia di ciascun popolo ed alla storia di tutti i popoli. 


Prendi, caro Pino, questi ultimi due mila anni di storia del mondo: poi aggiungi ad essi altri 2000 anni (grosso modo) di storia di Israele: dimmi: puoi negare -a parte tutte le obiezioni, tutti i difetti, tutti i limiti, tutte le « anse del fiume» ecc.- alla storia di Israele ed alla storia di Cristo nel mondo «la centralità» di cui si è parlato? Puoi negare alla storia odierna -a questa straordinaria età storica nuova del mondo, frutto di forze e componenti scientifiche, tecniche, politiche, demografiche, culturali, in certo modo assolutamente imprevedute- la sua evidente (solo che si sia attenti!) organica, derivazione «biblica e cristiana»? I grandi movimenti politici ed economici del nostro secolo -e quelli che si profilano nell'orizzonte della storia di oggi e di domani- altra derivazione, in ultima analisi, non hanno! 
Tu mi dirai (i giovani mi diranno): e i «grandi spazi» storici dei popoli asiatici ed africani e le loro rispettive culture? Lo so: si tratta di una immensa ed ancora inesplorata miniera di forze storiche fino ad ieri, in certo modo, inoperose -«riservate»!- ed ora già in azione (centrale nella storia!) per la costruzione della storia presente e futura del mondo: forze, ripeto, immense, essenziali, preziose: forze senza delle quali (come al tempo di Atene e della cultura greca e di Roma e della costruzione giuridica e politica romana) la storia nuova e la civiltà nuova del mondo non si edifica: e tuttavia permetti che io ti domandi: quale è il fiume storico centrale nel quale si riversano le acque di questi giganteschi fiumi storici dell' Asia, dell' Africa e di ogni continente? Da quale forza motrice centrale procede questo attuale movimento storico- tanto accelerato ed impetuoso- di emergenza delle grandi nazioni dell' Asia, dell' Africa e di ogni continente? 
Lo so: si tratta di problemi estremamente complessi: tuttavia permetti che io (credente!) ti dia la risposta: permetti che io ti indichi nel mistero biblico e cristiano (nel mistero di Cristo Risorto e della Chiesa che a partire da Pentecoste ne ha organicamente diffuso nel mondo la «forza soprannaturale resurrettiva e, perciò, anche civile) questa forza motrice originaria che inevitabilmente muove -malgrado gli immensi pericoli e le immense resistenze- verso le frontiere della «terra promessa» la storia nuova di tutte le nazioni del mondo! La storia dei popoli dell' Asia e dell’America (Nord e Sud), dell' Africa e di ogni continente non è senza un rapporto organico profondo con questo «punto di unificazione e di orientamento» costituito permanentemente nel corso dei secoli e dei millenni, dal mistero di Israele e dal mistero perfezionatore di Cristo.



 

V.



Ed anche qui, caro Pino, permettimi qualche altra riflessione. 
La storia del mondo -come dice Fornari- è la «biografia di uno», di Cristo! Non dimenticare mai questo fatto estrinseco, è vero, ma pure tanto significativo: che la cronologia della storia è stata divisa in due parti: secoli prima di Cristo, secoli dopo Cristo! È una scelta convenzionale? Va bene: ma è una scelta di datazione che la civiltà umana più qualificata ha fatto e che induce a meditazione quanti -credenti e non credenti- vogliono mettere davvero l'occhio nella corrente di fondo del moto storico. 
Lo so, caro Pino: a questo punto tu mi farai (i tuoi giovani mi faranno) l'obiezione in apparenza più forte e resistente: e il marxismo? Come la mettiamo con questo «marxismo» e con questa «civiltà marxista» che si proclamano strutturalmente atei e qualitativamente nuovi rispetto alle età precedenti e che occupano tanti vasti spazi nella geografia storica politica e culturale del nostro tempo (basti pensare all'Europa centrale e orientale, all' Asia ed ai paesi del terzo mondo)? 


La domanda è certamente di estremo interesse e richiede uno svolgimento a parte: permetti, perciò; che io ti dica questa cosa (che sembra -tanto è in certo senso nuova ed implicativa di conseguenze profonde e vaste- quasi irreale: e non lo è: -il marxismo, nonostante errori e deviazioni, ha radice nel “mistero biblico”: esso è inintellegibile senza il ricorso ai Profeti di Israele (specie ad Isaia 61, 1 sgg; 11, 1 sgg) ed alla storia ed alla metodologia politica di Israele: alla storia di Mosè e dell'Esodo (la “rivolta” di Israele contro la oppressione del Faraone e la partenza avventurosa, attraversando il Mar Rosso, verso “la terra promessa”); non bisogna dimenticare, infatti, una cosa che è stata spesso dimenticata (i nuovi studi su Marx giovane e sulle componenti di fondo del marxismo mettono, da qualche tempo, in luce ogni giorno di più la «componente profetica» del marxismo): che cioè Marx è un ebreo e che la sua meditazione e la sua azione -a parte il contenuto metafisico, economico e politico ottocentesco in cui è incluso- non hanno senso senza il ricorso interpretativo ai Profeti d'Israele ed alla storia ed alla “metodologia del concreto” di Israele. 
Tu lo vedi, caro Pino; qui i problemi diventano estremamente complessi (problemi storici, scientifici, tecnici, economici, politici e così via): lasciamoli, quindi, da parte: per chi ne abbia voglia ci sono studi seri in proposito: e mi piace citare (per tutti) quelli chiari ed equilibrati di Girardi. 
Ad ogni modo, questa digressione -per altro necessaria, data la grande ampiezza geografica, storica, scientifica, tecnica, politica e culturale del fatto- ci riporta di nuovo (in qualche modo) alla tesi poc'anzi enunciata: e cioè che la storia universale (religiosa e civile) ha (per diritto e per rovescio!) un punto permanente di gravitazione di finalizzazione: esso è sempre costituito dal «mistero di Israele» (e di Cristo Risorto che ne è il componente): un mistero «profetico» che fermenta irresistibilmente ed irresistibilmente orienta la storia totale del mondo (cfr. Fornari, Vita di Cristo, libro III, cap.3° alla fine; è da leggere in questa prospettiva anche la «dichiarazione conciliare» relativa agli Ebrei: «Con i Profeti e con lo stesso Apostolo la Chiesa attende il giorno che Dio solo conosce in cui tutti i popoli acclameranno il Signore con una sola voce e lo serviranno appoggiandosi spalla a spalla»). 


Questa meditazione storica -più esattamente, sulle finalità di fondo della storia- dovrebbe costituire la nostra meditazione più assidua: tutti dovrebbero fame oggetto della loro più attenta riflessione e meditazione quotidiana: tutti, specie, poi, «le guide» politiche, scientifiche, economiche! culturali, spirituali del mondo! Perché come fai a guidare se non conosci la stazione di arrivo del tuo cammino e la strada per pervenirvi? Come fai a navigare in un fiume, se non ne conosci il corso e ne ignori la foce? A questo punto -a indicare questa stazione di arrivo della storia del mondo e questa strada per pervenirvi -mirarono le grandi meditazioni teologiche di S. Agostino, Bossuet, Dante, Fornari (e dei più recenti e autorevoli «teologi della storia» Cullman, Thils, Danielou, Feret, Chenu e tanti altri): a questo ha mirato la Chiesa nelle sue più recenti provvidenziali «indicazioni» (dalla Pacem in terris di Giovanni XXIII alla Populorum Progressio di Paolo VI, specie par. 79: anche Pio XII, nel celebre discorso di S. Giuseppe 1958 ebbe intuizioni felici) ed è stata proprio questa consapevole “orientazione biblica” verso le frontiere nuove della storia a dare definizione, esemplarità, valore, alla meditazione politica ed alla esperienza politica della massima guida politica (anche se per soli 1000 giorni!) della storia presente del mondo: J. Kennedv. 


Nella attuale situazione storica del mondo, (sempre, del resto, ma specialmente oggi!) caro Pino, una politica valida non esiste -a nessun livello- se i responsabili politici che i guidano il mondo non hanno chiara la visione delle «frontiere» verso cui la storia odierna è inevitabilmente avviata: se questa visione manca, queste guide sono cieche e conducono i popoli verso l'abisso (Luca 6, 39) è quello che, purtroppo, stava per verificarsi (e si è in parte verificato) in America, in Asia (Vietnam) e nel mondo dopo l'uccisione di Kennedy, dopo, cioè, la interruzione di una politica che aveva «visto storicamente bene» e che aveva perciò iniziato il solo cammino politicamente valido della coesistenza, del disarmo, dello sviluppo e della pace: un cammino interrotto alla fine del 1964 e che dopo questa triennale dolorosa sosta nel deserto della guerra (Vietnam, M. Oriente, Nigeria) e della rivolta (rivolta delle Università; rivolta dei negri) sta per essere ora, di nuovo, faticosamente ripreso (segni di questa ripresa sono il patto di non proliferazione dello luglio 1968 e i primi sondaggi di negoziati pel Vietnam a Parigi e per il M.O. nelle varie capitali interessate del mondo). 

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