La rivoluzione copernicana in economia (1/1/58)

 
Siamo nel pieno della polemica con Don Sturzo . La Pira scrive a Pio XII per difendersi dagli attacchi dei vari "giornali di opinione" e per rivendicare la sua piena aderenza ai principi della dottrina sociale cristiana; è interessante rileggere questa lettera a mezzo secolo di distanza:

Beatissimo Padre,
quando Don Sturzo scrive i suoi articoli sul Giornale d'Italia (!) -articoli astratti, scritti da chi non conosce che la sua camera da studio e da chi non conosce che certi «schemi mentali» scambiati per principi- noi sentiamo una amarezza profonda.

Ma non esiste, non esiste, non esiste, quel «libero mercato» a cui si fa sempre ricorso, come se fosse un principio teologale! Non è vero in teoria e non esiste in pratica: ciò che esiste in pratica è il triste fenomeno della disoccupazione e della incertezza dell'occupazione: due fatti dovuti essenzialmente alla strutturazione liberale dell'economia e della finanza. 
(…)


Cosa bisogna fare? Decidersi a mutare il volto liberale della nostra economia: non è un volto «personalista»: no: è un volto individualista: va contro il bene comune che è la norma orientatrice dell'etica sociale cristiana (e naturale insieme). 
(…)
Perché Beatissimo Padre, sapeste come è diffuso questo male, anche fra i cattolici che hanno in mano le leve più potenti dell' economia, della finanza, della politica! 
Credono -e sono finanche Capi di Azione Cattolica!- che esistono davvero, quasi leggi naturali e di origine divina! le così dette «leggi» dell'economia liberale! (…)

Fa una pena immensa questa ignoranza che non è solo di natura teologica e filosofica, ma anche di natura specificatamente tecnica ed economica! 
Questi dirigenti non studiano, non sperimentano; hanno schemi mentali vecchissimi: sono dei «tolemaici» in pieno periodo «copernicano».

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