Il lavoro di rappresentante

Questa lettera allo zio Luigi Occhipinti (del settembre 1925) è quella che Giuseppe Dossetti chiamò, nella sua commemorazione di La Pira del 1987, la “lettera prima”.
È divisa in due parti: all’inizio il giovane Giorgio fa un resoconto dei clienti visitati per conto della ditta di rappresentanze dello zio, delle pendenza risolte, delle prospettive di mercato.

ImagePoi passa, senza soluzione di continuità, a parlare dell’esperienza da lui fatta della partecipazione ad un pellegrinaggio a Roma per l’Anno Santo: Ho desiderato con ardore proprio fervido la mia presenza a Roma, assieme alle innumerevoli schiere di fratelli d'ogni nazione lì convenuti per pregare sulle tombe degli Apostoli e presso i luoghi che testimoniarono per primi la Verità al mondo. Roma -questo sogno di tutti gli animi cristiani- mi è apparsa e mi appare più grande ancora di ogni pensiero umano: è il riflesso di una unità celeste, la visione terrena della celeste Gerusalemme.

E non perde l’occasione di sollecitare lo zio a riflettere sul problema della Fede, un compito che egli sente come un dovere, (...) perché a un animo dove, se non esplicitamente, implicitamente però l'azione di Dio è sostegno e difesa di tutte le avversità, seminagione feconda di pensieri morali e di carità disinteressata, queste comunicazioni intime possono e debbono farsi: perché ci è legge, di penetrare ogni cosa e ogni cuore con generoso desiderio di pace

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