I tetti di Firenze

 

Quale è il mistero dei tetti di Firenze? ... 
Provatevi a guardarli, meditando, da Piazzale Michelangelo e da S. Miniato: è vero o non che essi formano, attorno al duplice centro della Cupola di S. Maria del Fiore e della Torre di Palazzo Vecchio, un «tutto» armoniosamente unito, quasi un sistema di proporzioni geometriche ed architettoniche che esprimono, come il «sistema stellare», ordine, bellezza, preghiera, riposo e pace? 
Tutti coloro che si fermano a contemplare, anche per un attimo, questo spettacolo di ordine e di bellezza, non possono sottrarsi a questa impressione «incantatrice»: sono come «fermati» da questo autentico «mistero architettonico» -grandioso e piccolo insieme- che appare al loro sguardo ed attraverso il quale, in certo senso, si specchia e traspare la città del Cielo. 
A questo «mistero architettonico» di Firenze, pensava forse Dante quando diceva di Firenze:

A così riposato, a così bello
viver di cittadini, a così fida
cittadinanza, a così dolce ostello,
Maria mi die', chiamata in alte grida,
e nell'antico vostro Batisteo
insieme fui cristiano e Cacciaguida.
(Dante, Paradiso, XV, 130-135).

Questo «mistero architettonico dei tetti di Firenze» si richiama ad un modello architettonico altrettanto misterioso portatore, come quello fiorentino, di un grande carico di contemplazione, di bellezza, di preghiera, di riposo e di pace? 
La risposta ci è fornita dalla contemplazione dei «tetti di Gerusalemme»: essi formavano, come quelli di Firenze -attorno al duplice centro del Tempio e del Palazzo di Salomone- un tutto armoniosamente unito, «sistema di proporzioni geometriche ed architettoniche» esprimente, come quello stellare, ordine, bellezza, preghiera, riposo e pace! 
Civitas perfecti decoris gaudium universae terrae civitas requiei meae. 
«Città di perfetta bellezza; gioia di tutta la terra» «Città del mio riposo» .
Così vedevano Gerusalemme i Profeti! 
E così la vedevano gli Apostoli «maestro, guarda che pietre e che costruzioni!» (S. Marco XIII, l).


Questa «unità architettonica» di Gerusalemme e di Firenze è davvero l'espressione visibile di un mistero di origine, in certo senso divino: lo svela Cristo stesso quando, contemplando Gerusalemme e piangendo sul suo doloroso destino, Egli mostra «l'archetipo divino» secondo il quale Gerusalemme era nata -in spe!- e concepita. 
«Gerusalemme, Gerusalemme,... quante volte ho voluto radunare i tuoi figli, come la gallina raduna i suoi pulcini sotto le ali, e non hai voluto» (S. Matteo XXIII, 37). 
La cupola di Brunelleschi e i tetti che, come sotto le ali ad essa si coordinano, ed in essa di uniscono! 
Gerusalemme non era forse la trascrizione architettonica «urbanistica» di questa unità divina? 
E Firenze non è; appunto -ancora più perfezionata e più armoniosamente costruita- lo specchio, in certo senso, di questo «archetipo divino»? 


Ecco il perché profondo, misterioso, dell'incantamento che, guardata dal Piazzale Michelangelo e da S. Miniato, Firenze inevitabilmente produce: c'è una bellezza che attrae, che «ferma»: c'è una «unità architettonica» dalla quale traluce la bellezza architettonica «dell'architetto divino».
La città celeste che ha -specialmente in queste due città terrestri Gerusalemme e Firenze- i suoi misteriosi riflessi architettonici che irradiano bellezza, preghiera, purità, riposo e pace! 
Il «mistero dei tetti» di Firenze è tutto qui: essi sono, con la Cupola, quasi un «sacramento» che si fa specchio e diffusore della bellezza, della purità e della pace celeste!