Discorso di chiusura del quarto colloquio mediterraneo

 

 

23 giugno 1964

[…] questo quarto Colloquio ha costituito un annuncio di liberazione dalla triste oppressione razziale alla quale è tristemente sottomesso il popolo nero dell’Africa del Sud; di liberazione da tutte le forme di discriminazione alle quali sono sottomesse le minoranze curde (la pace irachena ne è un sintomo felice); una speranza e un annuncio dell’irresistibile processo di destalinizzazione integrale in Unione Sovietica e nei Paesi socialisti: un processo che deve condurre all’eliminazione dell’antisemitismo e dell’ateismo di Stato che costituiscono una forma – ormai storicamente invecchiata – di intolleranza religiosa, politica e civile; che costituiscono una grave violazione dei diritti fondamentali della persona umana che non possono per nessuna ragione essere violati! 

E infine, miei cari amici, questo quarto Colloquio costituisce (malgrado tutte le apparenze contrarie) una speranza e un annuncio di soluzione (almeno in prospettiva) del conflitto arabo-israeliano: un conflitto che la nuova epoca storica ha ormai irresistibilmente superato; vorremmo quasi dire archiviato. A tutto ciò punterà proprio il quinto Colloquio, l’anno prossimo: l’anno del settimo centenario della morte di Dante: l’anno in cui, di conseguenza, le parole del divino poeta - che dicono (De Monarchia) che il fine della storia è costituito dalla pace, dall’unità e dalla civiltà del genere umano - raggiungeranno un senso così nuovo e moderno! 

Firenze vi dice ancora: ricordatevene: - voi siete suoi figli, idealmente iscritti nel suo stato civile; nella sua storia; nel suo destino; nella sua missione; ella è – come vicaria di Gerusalemme – proprio destinata da Dio a questo: annunciare la benedizione e la pace nella casa e presso la famiglia di Abramo, e in tutte le case e presso tutte le famiglie degli uomini! 

Giorgio La Pira