Al negoziato non c'è alternativa

Nel marzo 1972, in occasione dello storico vertice di Pekino (l'incontro cioè di Mao Tse Tung, Ciu En Lai e Nixon), la rivista “Prospettive” si era interrogata sul valore storico e politico di quell'incontro. La risposta fu: «un salto qualitativo (che fa passare dall'età della guerra all'età della pace) si è operato nella storia del mondo».
Nel febbraio del 1973 tenta un bilancio dell’anno trascorso con una ulteriore intervista a La Pira

1 -Professor La Pira, oggi, proprio a distanza di un anno (27.2.72; 27.2.73), si può affermare che gli eventi storici, politici e militari hanno confermato il giudizio allora dato sul «salto qualitativo» della storia?
La risposta la danno i fatti! È vero o no che -nonostante la terribile ansa tanto antistorica ed inumana dei bombardamenti del dicembre scorso- il fiume della storia ha ripreso il suo irreversibile ed accelerato corso verso il negoziato globale e la pace universale?
Guarda la fotografia qui riprodotta che mostra Kissinger a Pekino ed il suo incontro (27/2/73) con Mao: non è analoga a quella che l'anno scorso fu pubblicata anche da Prospettive e che mostrava l'incontro fra Mao e Nixon (27/2/1972)?
Quale è il significato storico, politico e militare di questa seconda fotografia? Evidentemente essa significa con estrema chiarezza che è vero che nonostante i suoi «flussi e riflussi» il fiume storico ha continuato ed invincibilmente continua il suo irreversibile corso verso il negoziato globale: quel «negoziato globale» che proprio lo scorso anno -a Pekino ed a Mosca- Ciu En Lai, Breznev e Nixon indicarono concordemente come il «metodo senza alternativa» per la soluzione di tutti -nessuno escluso i conflitti mondiali.

2 -Ma come si inserisce in questa visione «ottimista» la tragedia vietnamita che appena due mesi fa -nel dicembre 1972- ha avuto una acutezza di distruzione e di morte da lasciare quasi «atterriti e delusi» -specie quando si profilò l'ipotesi infernale dell'attacco atomico- i popoli del mondo intiero?
Potrei risponderti: non dimenticare mai che nella storia opera sempre «l'uomo nemico» seminatore della zizzania e della morte (S. Matteo): Satana, l'Antistoria!
Ma proprio quella «tragica solitaria decisione di Nixon» (come Kissinger ha definito i bombardamenti del dicembre scorso) dimostrano appunto la irreversibilità del corso della storia! Dimostrano l'inefficacia, l'irrazionalità e l'inutilità della violenza e della forza contro un popolo -per piccolo che sia- deciso a conquistare ed a tutelare i diritti fondamentali della propria entità nazionale, storica e politica; dimostrano, infine, il peso determinante che ha «la forza politica» dei popoli (e della opinione pubblica mondiale) per fermare la violenza dei potenti e fare riprendere «la tendenza generale del mondo, definitivamente orientata verso la luce e non verso le tenebre».
Bisogna dirlo con grande fermezza e bisogna continuamente ripeterlo: nell'età atomica, in questa età, cioè, apocalittica e finale della storia, per la soluzione di tutti i conflitti mondiali non c'è che un metodo, quello negoziale: «al negoziato globale non c'è alternativa»!
Ciu En Lai, Breznev, Nixon, affermando nel 1972 questo principio hanno ripreso un principio che negli anni 60 era stato responsabilmente e chiaramente espresso dalle guide spirituali (Giovanni XXIII), scientifiche (Einstein, Russel, etc.) e politiche (Kennedy, Krusciov, Nehru; e già prima, nel 1945, Gandhi) del mondo!
Non si dimentichi mai che c'è un potenziale nucleare di oltre un milione di megatoni (ed ora « i raggi della morte»!) capaci non solo di distruggere il pianeta ma di intaccare la stessa legge di gravità, cemento unitivo del cosmo!
La celebre alternativa di Kennedy all'ONU (25.9.1961) -«o 10.000 anni di pace o la terra ridotta ad un rogo»- diventa sempre più il criterio determinante per i rapporti fra i popoli!
E appare sempre più ineluttabile la «profezia metodologica» di Lenin del 1917: «Tutte le concezioni umane sono alla misura del pianeta: sono basate sulla presunzione che il potenziale tecnico non supererà mai il limite terrestre. Se arriveremo a stabilire comunicazioni interplanetarie, bisognerà rivedere le nostre concezioni filosofiche, sociali e morali. In questo caso, il potenziale tecnico ormai illimitato, imporrà la fine della violenza come mezzo e metodo di progresso».

3 -Dunque questi 8 anni (circa) -quanto è durata questa tristissima ed antistorica «ansa» vietnamita dalla sua visita ad Hanoi nel Novembre 1965 ad oggi e dalle proposte di Ho Chi Minh a lei fatte ad oggi- sono stati otto anni perduti?
Puoi rispondere tu stesso: confronta con quelle proposte (cessare i bombardamenti; applicare Ginevra 1954; riconoscere l'FLN; dichiarare di ritirarsi; iniziare il negoziato) l'accordo del 27 gennaio 1973 di Parigi: non riscontri una sostanziale identità fra quelle proposte di otto anni or sono e questo accordo?
Perché non negoziare allora? Quante e quali perdite e distruzioni in questi otto anni! Perdite umane e distruzioni materiali, morali, economiche, culturali, spirituali, politiche!
Scorri le «liste» di queste perdite: sono paurose davvero 3-4 milioni di vittime vietnamite Nord e Sud; 50 mila americani uccisi; e i feriti? non meno di 30 milioni di crateri; non meno di 300 miliardi di dollari spesi! E quali e quanti gli squilibri politici, militari, culturali ed economici provocati nel mondo intero: l'ultimo di questi squilibri, la «paurosa» crisi del dollaro.
Non potevano essere evitate? Non si poteva negoziare allora?

4 Lei considera, dunque, questo negoziato parigino sul Vietnam, come l'inizio del negoziato globale? Un negoziato, cioè, destinato ad invertire non solo il conflitto vietnamita, ma -anche se indirettamente- tutti i conflitti del mondo?
Si: noi abbiamo sempre considerato il conflitto vietnamita come il «conflitto» del mondo, (conflitto tra le massime potenze del mondo), come «il dramma del mondo» (l'espressione è di Paolo VI): per la stessa ragione (che va analizzata) storica, politica e militare -principio di simmetria storica e politica!- considero il negoziato di Parigi come l'inizio del «negoziato globale»: come il punto di arrivo negoziale (almeno iniziale, potenziale) del corso irreversibile della storia presente del mondo!
Ed infatti: dietro l'accordo vietnamita, sottostante ad esso (causa sottostante dicevano i giuristi romani!) c'è evidentemente un «accordo globale» fra le tre massime potenze nucleari, economiche, politiche, demografiche del mondo!
Accordo su che cosa? È chiaro: accordo sul principio generale concernente tutti i conflitti del mondo: -al negoziato globale non c'è alternativa- e, perciò, partendo dal Vietnam, sul metodo negoziale per risolverlo!
Siamo in presenza di una «stipulazio aquilania» direbbero i giuristi romani: estinguere attraverso il negoziato tutti i conflitti del mondo!
Si parte dal conflitto più grave (quello vietnamita il conflitto del mondo, il disarmo del mondo), ma per andare oltre: per investire tutti gli altri conflitti (specie Medio Oriente) esistenti nel mondo! La data del 22 gennaio 1973 (e quella integratrice del 26 febbraio 1973: Conferenza di Parigi) sarà perciò ricordata nella storia come il vero punto di partenza della pace universale fra i popoli di tutta la terra!

5 -Lei ha accennato poc'anzi a Paolo VI che ha definito il conflitto vietnamita come «il dramma del mondo»: allora, quale parte Egli ha avuto per fare avanzare il corso del fiume storico verso la foce del negoziato globale? Per fare risolvere, perciò, per via negoziale, il conflitto vietnamita?
Quale parte? Determinante! Rifletti -valutandone sino in fondo il significato e la portata!- su due fatti:
1) La dichiarazione del 27 novembre e del 10 dicembre fatto da Pham Dong a due italiani che si trovavano ad Hanoi (a Trombadori ed a Furio Colombo). Dice Trombadori (Rinascita n. 1) «Mi parla (Hoang Tung il 27.11.1972) del discorso di Paolo VI in piazza S. Pietro, a favore della firma dell'accordo di pace del 31 ottobre».
Ed ancora: «uno di essi (dei dirigenti vietnamiti) mi ha detto: oltre ai C.C. di alcuni partiti fratelli, Paolo VI è stata la sola autorità di portata mondiale che ha compreso la necessità e l'urgenza di firmare gli accordi di ottobre: è un segno dei tempi».
E dice Furio Colombo: « Infine quando il 10 dicembre ho incontrato il Primo Ministro Pham Van Dong, egli ha avuto parole di ringraziamento per l'intervento del Papa sulla pace nel Vietnam: ha detto espressamente di augurarsi che questa autorevole voce si levi di nuovo; ha detto che la voce della Santa Sede è stata la sola che in questi giorni si è udita nel mondo a difesa del diritto alla pace del suo Paese ed ha pregato di far avere i suoi saluti ed i segni della sua gratitudine e della gratitudine del suo paese».
2) L'altro fatto è costituito dalla visita di Xuan Thuy a Paolo VI (il 14 febbraio): un «evento storico» come è stato definito dai vietnamiti alla conferenza per il Vietnam di Roma.
L'analisi approfondita di questi due fatti fra di loro strettamente collegati mostrerebbe il peso determinante avuto dalla S. Sede nella drammatica questione vietnamita.

6 -E per l'Italia?
La risposta qui è chiara: la parte avuta da Fanfani sin dall'inizio (1965) è a tutti nota (specie dopo l'intervento TV di Fanfani del 28.1.73): il mio stesso viaggio (con Primicerio) ad Hanoi fu causato da una precisa indicazione di Fanfani che 1'8 settembre 1965 (festa della natività di Maria) mi disse: va’ ad Hanoi.